Glossario Sanificazione
Le definizioni sono molto importanti, e la consapevolezza è alla base di corrette procedure.
SANIFICAZIONE
La sanificazione è l’operazione o l’insieme di operazioni messe in atto a rendere sani ambienti, oggetti e superfici mediante attività di pulizia (detersione), e/o decontaminazione, e/o disinfezione, e/o disinfestazione, e/o derattizzazione, e/o sterilizzazione.
Il significato di “sanificato” varia secondo differenti elementi e non è uguale tra diversi settori operativi. Essendo la sanificazione non una precisa procedura ma l’obiettivo raggiunto dall’attuazione di diverse pratiche. In quanto tale necessita di un’importante consapevolezza ed organizzazione circa la standardizzazione delle tecniche di sanificazione e l’adeguato utilizzo si prodotti specifici e dedicati.
Per questo “sanificazione” assume significati diversi non solo tra le molteplici categorie civili, commerciali e produttive ma anche all’interno di una medesima attività.
Tre esempi
- Uno studio odontoiatrico dovrà utilizzare differenti prodotti e differenti procedure per gestire tutto il suo lavoro e muoversi in un ambiente “sano” per chi ci lavora e per i suoi pazienti. La sanificazione della sala d’attesa si ottiene con il ricambio dell’aria, con un’azione meccanica e con dei detergenti o disinfettanti di basso livello perché il rischio di contaminazione è medio- basso. Le superfici della sala operativa, le attrezzature e gli strumenti utilizzati dovranno essere trattati con procedure e prodotti che garantiscano un elevato livello di assenza di agenti patogeni e contaminanti da ridurre al minimo il rischio di infezioni dirette o crociate per gli operatori che ci lavorano e per i pazienti che fruiranno di una successiva prestazione dato che ci troviamo in un ambiente ad alto o altissimo rischio. Proprio per garantire la riduzione del rischio si sottopone lo strumentario al trattamento di sterilizzazione che come vedremo è il massimo livello di pulizia raggiungibile. Allo stesso modo le prassi da adottare per sanificare dopo una seduta di igiene orale saranno differenti rispetto ad una seduta di chirurgia.
- Un’autofficina non correndo rischi dal punto di vista biologico dovrà porre attenzione ad uno sporco, a degli inquinanti di tipo chimico: olii, plastiche, vernici, ecc. La sanificazione in questo contesto deve essere preceduta come sempre dall’uso degli adeguati dispositivi di protezione, ma poi raggiunta con le opportune procedure e con i prodotti dedicati: qui non avremo la necessità di abbassare una carica biologica, piuttosto di sgrassatori e solventi specifici per i materiali e il derma.
- Una scuola, una comunità dovranno utilizzare per una pulizia ambientale dei prodotti che eliminino lo sporco visibile, quali saponi, detergenti e sgrassatori che abbiano delle caratteristiche di biocompatibilità accettabili data la continua presenza di individui. Il raggiungimento di una sanificazione visiva è sufficiente a garantire un livello di pulizia ed igiene per le relative attività svolte in questi ambiti.
DETERSIONE
È l’operazione volta ad eliminare qualsiasi deposito o traccia di sporco da oggetti ed ambienti, tramite un’azione chimica, un’azione meccanica ed un tempo d’azione adeguati.
La valutazione del raggiungimento dell’obiettivo è visiva. In ambito ambulatoriale ed ospedaliero deve essere eseguita negli ambienti a basso rischio di contaminazione come sufficiente ed adeguato risultato finale. Deve essere eseguita anche su ambienti, oggetti e superfici che rientrano nelle categorie di rischio “medio”, “alto” ed “altissimo” solo come prassi preliminare ad un obiettivo che richiede un livello di maggiore igiene come la disinfezione o la sterilizzazione.
È importante ricordare che alcuni prodotti possono contemporaneamente detergere e ridurre la carica di agenti patogeni e biologici in genere presenti sull’oggetto o sulla superficie trattata (prodotti decontaminanti). In ambito extra ambulatoriale la detersione costituisce la corretta procedura per gestire le attività antropiche in sicurezza.
DECONTAMINAZIONE
È la procedura che ha come obiettivo la riduzione o il contenimento degli agenti chimici e biologici patogeni da ambienti e attrezzature.
Anche questa pratica si differenzia secondo l’oggetto da trattare ed il livello di igiene richiesto relativamente alla destinazione d’uso del medesimo. Non sempre la decontaminazione costituisce il target finale, spesso diviene una procura preliminare per poter maneggiare e gestire attrezzature e dispositivi che per essere sanificati e pronti ad essere di nuovo utilizzati devono essere sottoposti a pratiche che garantiscano maggiore sicurezza quali la disinfezione o la sterilizzazione.
Se avessimo la necessità di decontaminare un’ambiente già il ricambio d’aria costituirebbe una prima decontaminazione e se ci trovassimo in una situazione di basso rischio di contaminazione tale ricambio potrebbe essere sufficiente al ripristino della salubrità. Scenario differente si ha in ambito ambulatoriale, ospedaliero e chirurgico: come abbiamo già detto in questi settori la valutazione dell’obiettivo finale, delle procedure da attuare e dei prodotti da utilizzare assume una complessità che varia nei diversi ambiti.
La sanificazione e la decontaminazione di una sala d’attesa (basso rischio) prevedono procedure e prodotti specifici (o almeno diluizioni specifiche), il laboratorio analisi (medio- alto rischio) dovrà attuare procedure diverse per garantire il prosieguo delle attività in sicurezza: le superfici possono essere contaminate da materiale biologico, aghi, siringhe e altri dispositivi sicuramente sono contaminati e sia gli stessi che i contenitori o le aree di gestione di questi dispositivi dovranno essere trattate con le opportune pratiche e prodotti che agiscano in maniera sicura e veloce.
Infine l’ambito chirurgico costituisce l’esempio migliore in cui la decontaminazione è una fase intermedia: l’abbassamento della carica di patogeni in termini di quantità, potere infettivo e patogenetico, non permette di riutilizzare strumenti e dispositivi su un nuovo paziente bensì riduce il rischio per l’operatore, dotato di adeguato abbigliamento protettivo e strumenti per la pulizia, di gestire in sicurezza le successive fasi che andranno a rendere di nuovo utilizzabile il dispositivo (disinfezione e sterilizzazione). La decontaminazione svolge ruolo fondamentale negli sversamenti accidentali di sostanze chimiche e biologiche. Anche qui è consigliabile perfezionare la sanificazione con l’utilizzo finale di un disinfettante.
Dunque solo in ambito sanitario questa procedura deve essere effettuata come prassi necessaria; in altri settori viene applicata solo in caso di eventi inattesi ed accidentali.
DISINFEZIONE
La disinfezione serve a ridurre tramite uccisione, inattivazione o allontanamento/diluizione, la maggior quantità di microrganismi quali, batteri, virus, funghi, protozoi al fine di controllare il rischio di infezione per persone o di contaminazione di oggetti o ambienti.
A differenza della decontaminazione che avviene con la presenza visiva di sostanze inquinanti sullo strumento o sulle superfici, la disinfezione si può approntare quando sono stati eliminati tutti i residui otticamente rilevabili, quindi dopo la detersione e la decontaminazione. Logicamente tale necessità scaturisce dal principio che sebbene molti disinfettanti siano progettati per agire in presenza di materiale chimici o organici, l’eliminazione di tali potenziali inibitori, porta ad un risultato più sicuro.
Facciamo ora una precisazione: se un prodotto riporta in etichetta “detergente – decontaminante – disinfettante” abbiamo capito che le tre azioni non possono essere raggiunte con un solo trattamento.
Non possiamo definire disinfettato uno strumento che dopo l’utilizzo, sporco, venga trattato con il prodotto in un'unica sessione: il primo trattamento funziona da detersione e decontaminazione, poi, dopo aver eliminato la maggior parte degli interferenti, un nuovo trattamento porterà alla disinfezione.
Non è mai consigliabile sottovalutare queste procedure perché è bene ricordare che ci stiamo muovendo in ambito di riscontro non misurabile se non otticamente e dunque oltre la perizia nelle procedure, la scelta e l’utilizzo corretto del prodotto, un elemento empirico o una misurazione che garantisca la sanificazione non ci è in supporto.
STERILIZZAZIONE
La sterilizzazione è il risultato finale di un processo che garantisce la condizione in cui la sopravvivenza dei microrganismi è altamente improbabile. È un tipo di sanificazione il cui risultato finale è misurabile e tale misura sancisce la salubrità dell’oggetto.
Non si deve pensare che uno strumento sterile sia esente dalla presenza di forme biologiche. La sterilità stabilisce il numero massimo di patogeni che possono essere presenti sull’oggetto senza costituire rischio infettivo.
Un oggetto è considerato sterile dalla norma EN 556 quando la probabilità di trovare un microrganismo vivente sia inferiore ad uno su un milione (SAL - livello di sicurezza di sterilità). Esistono differenti sistemi chimici e fisici per raggiungere la sterilità: il più diffuso è il calore ed esistono diversi sistemi di verifica chimici e biologici per monitorare la riuscita dei cicli.
È ovviamente il metodo da preferire in ambienti ad alto ed altissimo rischio. Gli sterilizzanti chimici (glutaraldeide, acido peracetico, ecc.) si utilizzano quando l’oggetto da trattare per dimensioni o natura dei materiali con cui è costruito non può essere inserito in autoclave o in genere sottoposto ad elevate temperature.